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Lucia Cherici sul referendum: “Il fronte del No blocca l’adeguamento del sistema"

Prevale una scelta conservatrice su una riforma di coerenza e modernizzazione.

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L’esito del referendum sulla riforma della giustizia consegna un’immagine dell’Italia a due velocità. Se a livello nazionale ha prevalso la scelta della continuità, i dati provenienti da Veneto (58%), Friuli-Venezia Giulia (54,5%) e Lombardia (53,6%) testimoniano una volontà di rinnovamento chiara e strutturata che non può essere ignorata.

"Il risultato complessivo desta rammarico per quella che consideriamo un'opportunità di modernizzazione mancata," dichiara l’Avv. Lucia Cherici, referente del Comitato "Sì Separa" per la sezione di Arezzo. "Tuttavia, il segnale che arriva dalle regioni più produttive del Paese è inequivocabile: imprese e cittadini chiedono un sistema giudiziario più equo, rapido e legato alla competitività economica. La burocrazia e le inefficienze restano un freno per chi vuole investire."

L'Avvocata Cherici contesta duramente la narrazione che ha accompagnato la campagna elettorale, definendo ingiustificato e ingiustificabile l’attacco politico subito da una riforma percepita come troppo tecnica. "È inaccettabile che il dibattito sia stato inquinato da slogan anacronistici, come quelli del Presidente Giani, che, ancora, ha parlato di una controriforma volta a restaurare il clima del 'Codice Rocco'. È un accostamento che rigettiamo con forza: paragonare un intervento che mira alla coerenza del sistema accusatorio e alla separazione delle carriere a un impianto autoritario è una distorsione della realtà storica e giuridica."

Secondo Cherici, è stato proprio questo clima di propaganda inconsistente a spaventare gli elettori, mettendo sullo stesso piano un serio ragionamento ordinamentale con lo spettro della perdita di garanzie. "La riforma nasceva dalla necessità di eliminare le distorsioni del correntismo e garantire un’adeguatezza del comportamento della magistratura. Dire che modificare la Costituzione sia 'inutile' o 'pericoloso' significa condannare il Paese all'immobilismo."

Il voto dei giovani, in questo contesto, appare come un paradosso amaro: una scelta conservatrice dettata più dalla diffidenza verso la politica che dal merito della proposta. "Ciò che gli elettori ci chiedono è un recupero di credibilità da parte di tutti gli attori in campo. Il cambiamento spaventa se non è accompagnato da una classe dirigente che sappia attrarre fiducia attraverso la coerenza e la competenza. Difendere lo status quo per timore significa purtroppo accettare un futuro meno dinamico."

Nonostante l'esito, resta per il Comitato la soddisfazione di aver sostenuto una visione di progresso. "C'è il rammarico di non aver trasmesso appieno il messaggio, ma non il rimpianto di averci creduto. Questa non è la fine di un percorso, ma uno stimolo per costruire una proposta futura che sappia restituire dignità alle istituzioni e parlare con onestà intellettuale ai cittadini."

L'impegno per una giustizia efficiente e libera dalle logiche di corrente continuerà a essere al centro dell'agenda di chi crede in un'Italia moderna e coraggiosa.

Redazione
© Riproduzione riservata
24/03/2026 20:46:11


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