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Anche Sestino ha celebrato il Patrono San Donato

Soddisfatto il parroco don Piero Mastroviti: ricorreva il suo sesto anno dalla ordinazione

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Il Castello di San Donato di Sestino domenica è stato quanto mai affollato. Le poche famiglie rimaste a presidiare la frazione, sparsa su più valle con gli aggregati rurali, hanno ritrovato compagnia con l’accorrere alla chiesa parrocchiale, intitolata a San Donato, di parenti, emigrati, forestieri in cerca di bellezze nascoste. Il parroco don Piero Mastroviti, doppiamente soddisfatto, perché ricorreva il sesto anno della sua ordinazione sacerdotale, ha celebrato solennemente la messa, accompagnato dal coro di Sestino. Sull’ampio prato antistante la chiesa, ricavato nei secoli sulle rovine dell’antico castello, che la tradizione popolare vuole distrutto dal Barbarossa, gli attivi parrocchiani hanno preparato una “tavolata” straordinaria di leccornie locali.

Il Castello di San Donato è in effetti un luogo attraente e una tappa per quanti amano ambiente e arte, anche con quella alta torre quadrangolare che svetta come monumento di un percorso difensivo e di avvistamento che raccordava tutte le terre del Montefeltro e della Massa Trabaria al tempo delle invasioni e delle diatribe dinastico-politiche. Ma soprattutto è l’arte, gli affreschi che son apparsi dietro l’altar maggiore, fin dentro l’attuale sacrestia e la torre campanaria a dimostrare la storia e un passato ricco di cultura e di tradizioni religiose inimmaginabile, oggi, tra queste contrade affollate ancora di sparsi travertini della colata gravitativa del Sasso di Simone. Anche dalle tragedie nascono fenomeni positivi: il terremoto del 1997, lesionò le parti della chiesa e apparvero fessure colorate che, ad attente indagini hanno portato a scoprire ben tre strati di affreschi, che vanno dalla metà del Duecento al secondo Quattrocento. Lo strato più recente è incentrato sul martirio di San Sebastiano, e su una immagine della Madonna; il secondo ancora una immagine mariana circondata da altre immagini femminili che ricordano il periodo riminese; il più antico conserva un San Giorgio che uccide il Drago, sotto lo sguardo della Madonna. Non vi compare l’attuale titolare San Donato, perché il moderno edificio è il risultato di un oratorio “intra moenia” mentre la parrocchiale era su resti romani in località Cortino. Ma oggi, comunque, la figura di S. Donato è al centro di un polittico con Madonna e Santi, della prima metà del Settecento, e sullo sfondo è dipinto proprio il Castello di San Donato.

Se il lavoro così innovativo è stato fatto - quale primo nucleo dell’arte figurativa del Piviere di Sestino, lo si deve anche alla disponibilità del parroco di allora e al responsabile degli uffici diocesani del settore, che allora era don Marco Salvi, oggi vescovo reggente della diocesi di Perugia.

Tra le tappe di una visita “itinerante” in questo territorio che fu a capo del Capitanato del Sasso di Simone e piccola Diocesi autonoma, dipendente unicamente dal sommo pontefice, questa di San Donato è senz’altro da non perdere, come spiega il giovane Francesco Angelini, uno dei parrocchiani che guardano oltre il confine dei colli tra Rodovado e Seminico.

La festa del Patrono costituisce di fatto la festa di tutte le comunità parrocchiali ed è anche un legame profondo con la Diocesi, che appunto ha in San Donato il suo santo titolare.

Redazione
© Riproduzione riservata
08/08/2022 08:45:22


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