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Cottarelli: “Non si può far crescere l’economia spendendo soldi pubblici”

A Torino il dibattito «Riduzione del debito pubblico»

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Alcune delle strategie usate in passato non sono riproducibili oggi, ma cosa si può fare per ridurre il debito pubblico che blocca l’economia italiana? Si parte da questo interrogativo per analizzare le politiche degli ultimi 70 anni e provare a elaborare una ricetta, per nulla facile, che possa contenere «il male principale che affligge il nostro Paese» Il tema è stato al centro del dibattito «Riduzione del debito pubblico: l’esperienza dei Paesi avanzati negli ultimi 70 anni», promosso dalla Fondazione Collegio Carlo Alberto e dall’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, partito da una nuova ricerca a cura di Sofia Bernardini, Giampaolo Galli, Carlo Valdes e Carlo Cottarelli, che oggi - lunedì 13 maggio - l’ha illustrata al pubblico in piazza Arbarello. Si inizia dai casi di successo, 30 esempi in cui il rapporto debito-Pil è sceso di oltre 25 punti percentuali. Nell’immediato dopoguerra, sottolinea la ricerca, in vari paesi il debito fu quasi annullato dall’inflazione nel giro di due o tre anni: ad esempio, in Italia il debito crollò dal 74% del Pil nel 1945 al 25% nel 1947. Nei tre decenni successivi, vigente il sistema di Bretton Woods, il rapporto debito-pil scese quasi ovunque per effetto di un mix di repressione finanziaria, crescita economica elevata e inflazione moderata. «L’unica strategia che è perseguibile oggi è quella ortodossa - spiegano i relatori dello studio - che consiste nel mantenere avanzi primari elevati per un lungo periodo di tempo».

Tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio della crisi nel 2008, 11 Paesi hanno perseguito questa strategia con successo. In media, questi Paesi hanno mantenuto un avanzo primario del 4,1% per 12 anni; il risultato è stata una riduzione di 40 punti del rapporto debito-Pil. Due Paesi sono riusciti a ridurre il debito di oltre 50 punti di Pil dopo la crisi del 2009. Nella maggior parte dei casi, l’aggiustamento è avvenuto attraverso tagli di spesa, ma in vari paesi gli aumenti delle tasse hanno svolto un ruolo importante o anche predominate. «Non si trova evidenza che queste politiche abbiano penalizzato la crescita dell’economia. Nessun Paese è riuscito, invece, a ridurre il rapporto debito-Pil attraverso riduzioni di tasse o aumenti di spesa volti ad aumentare il denominatore del rapporto», spiegano ancora gli economisti che hanno curato l’analisi.

«Quello che determina l’orientamento delle politiche economiche sono gli elettori - spiega l’ex ministro dell’Economia Domenico Siniscalco -. Se gli elettorati vogliono determinate cose è illusorio fare l’opposto. Quindi le misure di austerità oggi non sono giuste dal punto di vista politico». Per l’economista l’argomento su cui discutere al livello internazionale è quando ristrutturare il debito, non se farlo o no. «Non ci sono ricette semplici, dipendono dalle aspettative che bisogna tenere sotto controllo. Il sentiero è strettissimo», aggiunge.

Proprio sulla necessità di ristrutturare il debito interviene anche Giampaolo Galli dell’osservatorio sui Conti pubblici italiani che sostiene che «non abbiamo molto tempo e la pressione sta diventando troppo forte». Per Cottarelli «non possiamo far crescere l’economia spendendo soldi pubblici» mentre l’ex ministro Elsa Fornero sottolinea la necessità che la politica non segua sempre gli elettori. «Il nostro problema è la mancanza di leadership che spieghi che l’austerity può essere necessaria e può servire a ridurre le disuguaglianze», aggiunge Fornero. «Siamo tra Scilla e Cariddi, dobbiamo navigare tra ciò che vuole la gente e la necessità si avanzo primario. È inutile fare ottime riforme prima che poi vengono smontate l’anno successivo», ribatte Siniscalco. Mentre per Massimo Bordignon «il problema è nello spread e nella credibilità italiana in Europa che è sotto zero. Ridurre il debito pubblico è prioritario e l’avanzo primario non può essere 0 come ci stiamo avvicinando l’anno prossimo».

 

Notizia e foto tratte da La Stampa
© Riproduzione riservata
13/05/2019 23:27:53


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