Ato Sud Toscana, Marcelli: "Ancora una volta penalizzati i piccoli Comuni e le aree interne"

La preoccupazione espressa dal sindaco di Pieve Santo Stefano
Durante l’assemblea di ATOSUD Toscana dello scorso 20 maggio, il Comune di Pieve Santo Stefano, controfirmato anche da Pratovecchio-Stia, ha presentato un secondo emendamento finalizzato a correggere una evidente disparità nel sistema di ripartizione dei costi del servizio di gestione dei rifiuti. La proposta si fondava su un principio di equità, volto a ridurre il divario che attualmente penalizza in maniera significativa i piccoli comuni montani rispetto ai grandi centri urbani. L’emendamento ha ottenuto il voto favorevole di oltre 40 comuni, a fronte di soli 15 voti contrari e 18 astenuti. Tuttavia, a causa di un sistema che attribuisce maggiore peso ai comuni di dimensioni più rilevanti, la proposta non è stata approvata. Si tratta di un esito che suscita profonda amarezza e che evidenzia, ancora una volta, come le esigenze delle aree interne vengano troppo spesso subordinate agli interessi dei territori maggiormente popolosi. Dal 2021 i cosiddetti “comuni estensivi” – ossia i piccoli comuni e i territori montani – sono chiamati a sostenere costi superiori del 10% rispetto ai “comuni intensivi”, vale a dire i grandi centri urbani. Un’analisi approfondita ha tuttavia evidenziato come, nella pratica, tale divario possa raggiungere percentuali superiori al 30%. Per tale ragione era stata proposta una revisione dei driver di costo, introducendo un criterio maggiormente equo e coerente con quello già adottato nel servizio idrico, dove il costo viene ripartito in maniera uniforme tra i territori. Appare pertanto inevitabile porsi una domanda: per quale motivo, nel servizio idrico, si ritiene corretto che tutti contribuiscano allo stesso modo, nonostante gli elevati costi necessari per trasferire la risorsa dalle sorgenti montane ai centri urbani, mentre nel settore dei rifiuti si continua a gravare economicamente proprio sui territori più fragili? Si assiste frequentemente a dichiarazioni pubbliche che richiamano la necessità di contrastare lo spopolamento delle aree interne, sostenere i piccoli comuni e tutelare la montagna. Tuttavia, alle dichiarazioni di principio devono necessariamente seguire azioni concrete. È infatti evidente che, qualora nei piccoli comuni i cittadini siano chiamati a sostenere costi più elevati per servizi già ridotti – con minori scuole, trasporti, servizi sanitari e opportunità lavorative rispetto ai grandi centri – risulterà sempre più difficile trattenere giovani, famiglie e imprese. Continuare ad imporre costi maggiori ai territori più deboli non significa perseguire un equilibrio territoriale, bensì accelerarne progressivamente il declino. Si ritiene inoltre inaccettabile continuare a giustificare tali disparità facendo riferimento a interpretazioni tecniche o a decisioni di ARERA, senza assumersi la responsabilità politica di intervenire su un sistema che appare chiaramente squilibrato. Il Comune di Pieve Santo Stefano continuerà a impegnarsi affinché i piccoli comuni, la montagna e le aree interne possano vedere riconosciute pari dignità e pari diritti.

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