“Riattivare a Città di Castello la sezione distaccata del Tribunale di Perugia”
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Ok unanime del consiglio comunale alla mozione dei consiglieri Mancini, Campagni, Rossi e Leveque
Il consiglio comunale di Città di Castello si è espresso all’unanimità per la “riattivazione della sezione distaccata cittadina del Tribunale di Perugia”. L’assemblea ha approvato con il voto favorevole di tutti i presenti (PD, PSI, Lista Civica Luca Secondi Sindaco, Castello Cambia, Gruppo Misto-Azione, Lega, FI, Lista Civica Marinelli Sindaco, FDI, Castello Civica) la mozione a firma di Valerio Mancini (Lega), Tommaso Campagni (FI), Elda Rossi e Riccardo Leveque (FDI) che impegna la giunta a “sostenere in tutte le sedi istituzionali necessarie la riattivazione della sezione di Città di Castello del Tribunale di Perugia”. Nel ricordare come l’iniziativa “faccia seguito alla lettera congiunta dei sindaci delle città dell’Umbria penalizzate dall’attuazione del decreto legislativo 155/2012 dell’allora governo Monti e alla deliberazione unanime dell’Assemblea legislativa dell’Umbria del maggio 2023”, il consigliere Mancini ha sostenuto la necessità di “rilanciare una grande battaglia politica unitaria per la dignità di questo territorio”, segnalando come “Città di Castello, con il suo comprensorio fortemente produttivo, è stata la realtà più svantaggiata dal provvedimento che ha tagliato le sedi distaccate dei tribunali”. Ricordando come il decreto legislativo 155/2012 abbia determinato “la soppressione in Umbria del Tribunale e della Procura della Repubblica di Orvieto, insieme alle sezioni distaccate del Tribunale di Perugia di Assisi, Città di Castello, Foligno, Gubbio e Todi”, il capogruppo della Lega ha sottolineato che “la chiusura degli uffici giudiziari di prossimità ha fortemente penalizzato cittadini e imprese, sempre più in difficoltà per l’accesso ai servizi della Giustizia, sia per questioni prettamente geografiche, sia in termini di produttività”. Mancini ha rimarcato come “a distanza di oltre dieci anni, appaia chiaro che l’estensione geografica, le caratteristiche geomorfologiche di alcuni territori e l’oggettiva difficoltà di raggiungere gli uffici giudiziari da parte dell’utenza di riferimento costituiscano giuste ragioni per una revisione del sistema organizzativo delineato nel decreto legislativo 155/2012”. “Si deve alle amministrazioni di Sinistra se ancora in questa città c’è il giudice di Pace, perché questo presidio è sostenuto dalle casse pubbliche del comune di Città di Castello”, ha riconosciuto Mancini, che ha aggiunto: “il giudice di Pace rappresenta il primo scalino di un’amministrazione della giustizia vicina al cittadino e c’è bisogno di uno sforzo unanime per ottenere anche il ripristino della sede distaccata del Tribunale di Perugia”. D’accordo con la mozione si è detta in prima battuta la consigliera del PD Maria Grazia Giorgi, ricordando come due anni fa la stessa istanza fosse stata proposta al consiglio comunale da lei e dal capogruppo del partito Gionata Gatticchi. “E’ un argomento che ci sta molto cuore, per cui apprezzo l’iniziativa dei consiglieri firmatari della mozione”, ha detto la consigliera di maggioranza, ricordando come il decreto legislativo 155/2021 abbia portato alla soppressione a livello nazionale di 31 tribunali, 31 procure e ben 220 sezioni di staccate di tribunale, con l’idea di migliorare l'efficienza del sistema giudiziario”. “Questo però è stato deleterio, perché qualsiasi istanza o necessità dei nostri concittadini impone loro di dover andare a Perugia e ad essere colpite sono le persone più fragili, come nel caso di chi ha bisogno di un amministratore di sostegno”, ha spiegato Giorgi. “Oggi – ha proseguito - con una persona fragile in famiglia si deve necessariamente presentare quest'istanza a Perugia oppure portare il diretto interessato, cioè la persona fragile, davanti al giudice tutelare”. “Città di Castello è punto di riferimento per un territorio molto vasto – ha concluso la rappresentante del PD - per cui sollecitare l’approvazione da parte del Parlamento di una nuova legge che modifichi quello che è l'attuale assetto organizzativo della giustizia mi trova d’accordo e voterò a favore”. Il consigliere del PSI Luigi Gennari ha preso la parola per dichiarare: “non possiamo che sostenere questa mozione, ma contestualmente dobbiamo ammonire sul fatto che il governo nazionale, per manifesta incapacità, è il primo a remare contro questa nostra richiesta”. Nel ricordare gli impegni presi nel tempo dal sottosegretario Delmastro Delle Vedove e dal ministro Nordio, l’esponente della maggioranza ha evidenziato che “il Ministero della Giustizia stia mancando gli obiettivi principali del PNRR, con il rischio di perdere ingenti finanziamenti messi a disposizione dall’Unione Europea”. “La giustizia di prossimità, un approccio nuovo con il quale si vuole voltare pagina rispetto alle scelte sciagurate di dieci anni fa, è un obiettivo a cui dare valore nell’interesse dei cittadini, ma se mancano i finanziamenti sarà impossibile ottenerlo”. Nell’anticipare il voto favorevole di tutto il gruppo consiliare del PD, Gionata Gatticchi ha definito “un macroscopico errore i tagli lineari che nel 2012 sono stati applicati per la riorganizzazione della giustizia”. “Questa nuova geografia giudiziaria – ha rilevato - ha creato disservizi evidenti, anche nel nostro territorio, che ricadono principalmente sui cittadini e sui costi a loro carico”. “Purtroppo siamo un consiglio comunale e questa è una tematica di livello nazionale: quindi possiamo fare quello che abbiamo due anni fa, ovvero dare mandato alla giunta affinché nelle sedi istituzionali deputate rappresenti questa problematica e interessi i nostri rappresentanti politici nazionali”, ha osservato l’esponente della maggioranza, che ha aggiunto: “è comunque importante ribadire ancora una volta l'errore che in quel momento venne fatto con un taglio lineare e la necessità che il territorio possa beneficiare della revisione di una decisione sbagliata”. Nel sottolineare favorevolmente la convergenza della maggioranza a sostegno della mozione “che fa propria una battaglia di civiltà come quella di rivendicare una giustizia di prossimità nell’interesse dei cittadini”, la consigliera Elda Rossi ha respinto le critiche al governo. “Non si può tacciare di incapacità l’esecutivo attuale e quindi il ministro Nordio, quando c'è stata una chiara presa di posizione conto un problema generato dal governo Monti nel 2012”, ha puntualizzato la rappresentante di FDI. A preannunciare pieno sostegno alla mozione, “che pone una questione molto seria e tale da richiedere un’adesione senza se e senza ma” è stato anche il consigliere Fabio Bellucci (Lista Civica Luca Secondi Sindaco). D’accordo si è detta pura la capogruppo di Castello Cambia Emanuela Arcaleni, che ha ricordato con rammarico come “nello stesso anno Città di Castello abbia perso la sede del tribunale e il corso universitario di Villa Montesca, due fattori importanti di vitalità per la nostra città”. “Il tribunale nel centro storico rappresentava un servizio importante, ma era anche un segnale di vitalità che era vantaggioso per le attività commerciali, quindi è stata una perdita notevole”, ha detto la rappresentante della minoranza, che ha chiesto: “al di là del fatto che è meritorio aver ripresentato questa mozione ed è meritorio approvarla, vorrei capire quale sia stata l’azione della giunta a seguito della precedente mozione della maggioranza già approvata, insomma se c'è stata un'attività verso i parlamentari e verso le istituzioni deputate”. “Se non ci sono iniziative conseguenti, rischiamo infatti di continuare ad approvare atti sicuramente meritori, ma che poi si fermano al momento”, ha ammonito Arcaleni. Parere favorevole alla mozione è stato espresso anche dalla consigliera Luciana Bassini (Gruppo Misto-Azione), che ha condiviso le argomentazioni dei colleghi. Il sindaco Luca Secondi ha preso la parola per chiarire che, “a seguito della mozione precedente, il Comune si è mosso sia nei confronti dei livelli parlamentari di riferimento, sia della Regione, perché la possibilità di aprire una serie di staccata non è esclusa tout court: è possibile, ma deve essere la Regione che va a identificare un sostegno economico, fattivo, organizzativo e quant'altro”. “Mi corre il dovere ricordare – ha proseguito il primo cittadino - che il Comune di Città di Castello, con l’amministrazione del sindaco Bacchetta e con l’attuale, ha fatto e sta facendo di tutto per mantenere il giudice di pace, sostenendo per intero le spese economiche della sede e del personale, che appartiene al nostro ente”. “Approvare questa mozione – ha concluso Secondi – serve oggi a ribadire che la nostra volontà di riportare il tribunale a Città di Castello è ancora piena e forte”. In sede di replica, il consigliere Mancini ha ringraziato per l’adesione alla mozione i colleghi dell’assise. “Certo sarebbe tutto più facile se il Comune aprisse ancora il portafogli: sarebbe una manna e sicuramente la sede distaccata del tribunale ci verrebbe concessa, ma non sarebbe giusto, perché i cittadini già pagano un sacco di tasse e non si può di nuovo attingere alla finanza locale, perché Città di Castello ha già fatto la sua parte con il giudice di pace”. “Serve piuttosto la costituzione di un fondo per la giustizia ad hoc tra Regione, Stato e Europa: a quel punto ce la potremmo giocare sui numeri, che non sono stati affatto presi in considerazione quando è stata chiusa la nostra sede distaccata”, ha affermato Mancini, che ha concluso: “ridare dignità a questo territorio è un diritto: le tasse che vanno allo Stato devono essere impiegate per i servizi cittadini e noi dobbiamo fare questa battaglia insieme”.
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