Opinionisti Maurizio Bragagni

L’Evidenza del Baratro: Iva ancora di salvezza.

L'attenzione del Governo dovrebbe essere sulle Partite Iva

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La visita di Theresa May a San Marino è stata rinviata, me la prendo calma, giornate intense di preparativi andate in fumo, causa restrizioni Covid19.

Sarà per un’altra volta. Cosa fare? Un caffè e il giornale?

Saranno 10 anni che non mi prendo un caffè ad un bar e leggo un giornale.

Sorseggio il mio caffè e sfoglio il giornale. Le solite notizie.

Arrivo alla pagina della Borsa Italiana, e vedo: ¾ di pagina? Le azioni? Dove sono finite le pagine piene di azioni italiane quotate?

Appoggio il caffè.

Ecco l’evidenza del baratro economico in cui l’Italia si trova la Borsa Italiana ridotta a  ¾ di pagina di un giornale.

Da dove ripartire?

Dall’IVA:Imposta Valore Aggiunto.

Per far ripartire uno Stato che esce da una crisi economica dopo un’altra come l’Italia, con una pandemia in atto, e quindi un’altra crisi economica e sociale in essere, può ripartire solo salvando l’IVA:imposta valore aggiunto.

L’attenzione del nostro Governo dovrebbe essere solo nel difendere i produttori di IVA: le imprese produttive e i liberi professionisti o partite IVA; coloro che producono il PIL (Prodotto Interno Lordo) del Paese.

Vogliamo salvare la Sanità, i Monumenti della nostra bella Italia, le scuole, le biblioteche, avere Ponti, strade, ferrovie che funzionano, un ‘esercito che ci difenda, una giustizia che funzioni?

Tutto questo va finanziato, e chi lo finanzia è chi produce PIL, e paga l’ IVA.

Mentre i dottori, gli operatori sanitari, le forze dell’ordine combattevano per tutti noi, e gli imprenditori italiani e le partite IVE si rinvenivano un modus operandi per sopravvivere al lockdown, il settore pubblico degli uffici dei ministeri, catasti, ed altri cosa facevano?

Pontificavano: Prima la salute dei cittadini, non il Dio denaro.

Certo.

Avevano ragione, ma un piccolo fatto li contraddice : loro lo stipendio intero lo prendevano comunque e indipendentemente dall’IVA che producevano.

Facile essere altruisti con il portafoglio degli altri.

La pandemia ha riportato alla luce chiaramente i rapporti di forza tra pubblico e privato.

Migliaia di persone del settore pubblico, sono andate in smart working o non hanno lavorato affatto, continuando a percepire lo stipendio, mentre il settore privato ha sofferto e a continuato a lavorare come ha potuto.

Il settore privato ha continuato a produrre il PIL necessario al Paese, il pubblico no.

Vogliamo salvare il Paese? Non esistono ricette private che funzionano o pubbliche, serve dare libertà alla persona.

Occorre che “lavorare per sé”, essere partita IVA torni ad essere conveniente e remunerativo.

Serve dare libertà ai sogni.

Serve che i giovani, e i meno giovani tornino a sognare di comprare il  Mondo.

Serve che il pubblico sia più leggero.

Di quanto? Almeno di ¾ di quello che è adesso.

Si serve che venga ridotto di ¾.

Attenti non serve che venga rimosso il servizio, ma non serve che sia pubblico.

Occorre che il privato e la società privato riprenda il suo ruolo e spazio nell’economia. Serve che lo Stato e il settore pubblico lasci l’iniziativa privata espandersi.

Serve ripensare quello che è necessario e mollare il superfluo.

Per Fare questo serve agevolare le partite IVE.

Un regime fiscale che le sostenga e che consenta a chi vuole mettere i propri talenti a servizio della società lo possa fare, e possa ricevere la giusta remunerazione per il rischio che si prende.

Solo liberando l’iniziativa privata dei talenti si potrà superare questa pandemia e la crisi economica che sta generando. 

Basta con anticipi Iva o anticipi di tasse delle partite IVA.

Basta con tasse che impediscono la crescita.

Non si può più tassare il lavoro.

Il lavoro fa detassato. Altrimenti se si tasse il lavoro si crea la disoccupazione e l’assistenzialismo di Stato.

Come mantenere lo Stato sociale e il sistema Statale?

Introducendo la tassazione ecologica.

Si tassa in base al Co2 prodotto e al Co2 necessario per smaltire il prodotto.

Si tassano gli importatori di prodotti e i produttori allo stesso modo.

Quanto Co2 il prodotto ha generato per essere prodotto?

X% è la risposta?

Allora di X% si tassa chi lo produce ma si tassa di X% chi ne importa un prodotto equivalente nel mercato Italiano, e si tassa di  Y% per il suo smaltimento.

In questo modo produrre in Cina o in Italia è equivalente. Anzi è più conveniente la produzione nazionale perché produce meno Co2 in quanto non deve considerare il trasporto marino dalla Cina all’Italia.

Questa è una vera Rivoluzione Ecologica e una nuova rinascita per le imprese italiane, che producono PiL e pagano IVA, che generano ricchezza pagando salari e contributi. In questo modo possiamo superare questa pandemia e far ripartire la speranza di un mondo migliore per noi e i nostri figli.

E forse in un prossimo futuro aprendo le pagine del giornale, le società quotate in Borsa torneranno numerose, perché numerose sono le idee che il talento italico può generare.

Ho finito il caffè.

Redazione
© Riproduzione riservata
17/10/2020 18:28:15

Maurizio Bragagni

Maurizio Bragagni - Maurizio Bragagni classe ‘75, sposato con 4 figlie, ha frequentato il Liceo Piero della Francesca a Sansepolcro per poi laurearsi in legge. Finiti gli studi entra nel mondo del lavoro all’interno della Tratos di Pieve Santo Stefano, iniziando una carriera ricca di grandi soddisfazioni e traguardi raggiunti. Attualmente oltre ad essere l’amministratore delegato Tratos Uk Ltd è Console Onorario della Repubblica di San Marino in Gran Bretagna, Vice Presidente della Camera di Commercio ed Industria di Londra, Governatore del Regent Group University and College of Uk e Membro del Management Strategy Board (MSB) International Electrotechnical Committee (IEC) a Ginevra. E’ fondatore della Fondazione Esharelife, una organizzazione di beneficenza creata per aiutare alcune delle aree più svantaggiate del mondo. Il Presidente della Repubblica Mattarella lo nomina nel 2018 Cavaliere della Repubblica. E’ un’ imprenditore, editorialista di temi politico ed economici.


Le opinioni espresse in questo articolo sono esclusivamente dell’autore e non coinvolgono in nessun modo la testata per cui collabora.


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