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Si chiude il processo agli indipendentisti catalani: chieste pene altissime

La procura: “E’ stato un colpo di Stato violento”. La sentenza attesa per ottobre

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Non sono bastate 52 udienze per chiarire un punto: il tentativo di raggiungere l’indipendenza della Catalogna nell’ottobre 2017 è stato un colpo di stato? Si è concluso nel Tribunale supremo di Madrid il processo contro i leader che due anni fa furono alla testa del “proces”, il movimento che tentò di fondare una repubblica con un referendum e una dichiarazione del parlamento di Barcellona. La sentenza è attesa per l’autunno e segnerà i prossimi anni del rapporto tra la Spagna e la Catalogna e non solo. La tesi della procura non si è ammorbidita rispetto alle prime udienze, al contrario: secondo i magistrati quei giorni di ottobre furono il culmine di un vero e proprio colpo di stato, “moderno”, ovvero senza armi né eserciti. Per questo la richiesta per molti dei 12 imputati è altissima, a partire dai 25 anni per l’ex vicepresidente Oriol Junqueras. La battaglia giuridica si gioca sull’accusa di ribellione, un reato che nel codice spagnolo prevede l’utilizzo della violenza. Lo sforzo dei pm è stato proprio ampliare il concetto di violenza, per smentire quello che a molti osservatori e giuristi è sembrato chiaro: il carattere pacifico, pur nelle disobbedienza, degli indipendentisti. E i leader di quel movimento, molti dei quali da molti mesi in carcere preventivo, hanno negato con molta forza la tesi. Le difese hanno chiesto l’assoluzione degli imputati, con diverse sfumature, alcune appellandosi alla libertà di espressione e di protesa, altre ammettendo la disobbedienza alle decisioni del tribunale costituzionale che aveva proibito il referendum di autodeterminazione dell’1°ottobre.

L’emozione degli imputati

Gli ultimi a parlare sono stati gli imputati. Il leader della società civile Jordi Sànchez, in carcere da quasi due anni, si è emozionato parlando del “dolore che provano le nostre famiglie, un dolore che in Catalogna è stato socializzato. La prigione mi ha insegnato molte cose: una è comprendere la gravità dell’abuso della carcerazione preventiva, mi dispiace non esserne accorto prima”. La richiesta per Sànchez è di 17 anni di reclusione. La ex presidente del parlamento catalano Carme Forcadell ha accusato la procura: “Sono in carcere soltanto per quella che sono e non per quello che ho fatto. Quattro mesi di processo sono serviti per dimostrare che non c’è nessuna prova contra di me. Lo sforzo di incriminarmi è palese, si sono inventati persino dei tweet”. Oriol Junqueras ha fatto un appello: “Torniamo alla politica”. Ma è probabile che succeda di fatto il contrario. La decisione dei giudici del tribunale supremo di Madrid influenzerà per molto tempo le scelte della politica, non solo di quella catalana (il ritorno alle urne è dato per certo), ma anche di quella spagnola, entrata in una fase delicata come quella della formazione del governo.

Il percorso europeo

Ma qualunque sia il contenuto della sentenza, l’obiettivo degli indipendentisti è già chiaro: portare la questione in sede europea. A livello politico il discorso è già avviato, visto che l’ex presidente Carles Puigdemont e lo stesso Oriol Junqueras sono stati eletti nel parlamento europeo. I faldoni però arriveranno senz’altro anche nei tribunali comunitari, la speranza degli imputati è che la tesi della violenza venga rifiutata come già accaduto con le sentenze della giustizia tedesca, belga e scozzese.

Notizia e foto tratte da La Stampa
© Riproduzione riservata
13/06/2019 05:30:58


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