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Putin aspetta l’invito di Trump. Con Pompeo scontro sul Medio Oriente

Sorrisi all'incontro con il segretario di Stato Usa. Distanze su Venezuela, missili e interferenze

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Prove di dialogo tra Russia e Stati Uniti. Il segretario di Stato Usa Mike Pompeo e il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov si sono incontrati ieri a Sochi per discutere delle più urgenti questioni della politica mondiale. I colloqui sono proseguiti in serata con Vladimir Putin. Ma nonostante i sorrisi e le promesse di migliorare significativamente i tesissimi rapporti bilaterali, restano abissali le differenze tra il Cremlino e la Casa Bianca sui principali temi dell’agenda internazionale. Dal programma nucleare iraniano al Venezuela, dalla guerra in Siria a quella in Ucraina: su moltissimi fronti le posizioni di Mosca e Washington sono agli antipodi. Su altri potrebbe però essere possibile un compromesso. Al G20 in Giappone di fine giugno il possibile incontro tra i due presidenti. 

«Se oggi sono qui è perché il presidente Trump è deciso a migliorare le nostre relazioni», ha affermato Pompeo dopo aver stretto la mano a Lavrov. Parole gradite da Putin. Il leader russo è arrivato in ritardo all’incontro col segretario Usa perché era impegnato a visionare le nuove armi del suo esercito. Un messaggio implicito a Washington. Poi, parlando con Pompeo, si è però detto convinto che Trump voglia davvero migliorare i rapporti tra Russia e Usa. Forse i due capi di Stato avranno occasione di discuterne a fine giugno: i russi lasciano infatti la porta aperta a un possibile vertice tra Putin e Trump a margine del G20 a Osaka. «Se riceveremo una richiesta risponderemo in maniera positiva», ha assicurato Lavrov. Pompeo è in Russia per la prima volta come segretario di Stato, ma la sua visita è soprattutto il primo incontro ad alto livello tra Mosca e Washington dopo la pubblicazione del rapporto Mueller sul Russiagate. Il procuratore ha concluso che la Russia ha interferito nelle presidenziali americane del 2016, ma non ha trovato prove inconfutabili sul fatto che la campagna elettorale di Trump abbia cospirato col Cremlino per far salire il tycoon alla Casa Bianca. Mosca ha colto la palla al balzo. «La Russia - ha affermato Lavrov - spera che dopo la pubblicazione del rapporto Mueller le accuse di collusione, del tutto false, possano scemare e il rapporto con gli Usa possa essere ricostruito». Anche Putin è soddisfatto e loda Mueller definendo la sua indagine «obiettiva». Pompeo non si sbilancia. Definisce «inaccettabili» le ingerenze russe nel voto americano e lancia un monito a Mosca: «Se i russi interferiranno nelle presidenziali del 2020 le nostre relazioni saranno ancora peggiori di quanto non siano adesso».

Gli occhi del mondo per ora sono puntati sul Medio Oriente. Pompeo cerca di placare gli animi assicurando che gli Usa non vogliono una guerra con l’Iran. Ma la tensione nella zona resta palpabile dopo l’annunciato invio di una flotta da guerra Usa nel Golfo. A gettare ulteriore benzina sul fuoco è il presunto piano americano di mandare fino a 120.000 soldati in Medio Oriente nel caso in cui Teheran dovesse attaccare le forze americane o accelerare sulle armi nucleari. «Speriamo che si tratti di voci infondate» e che «prevalga la ragione», è stato il significativo commento di Lavrov dopo tre ore di faccia a faccia con Pompeo. Sul Venezuela il muro contro muro non lascia spazio a una soluzione condivisa. Il segretario di Stato americano ha ribadito che Maduro deve lasciare il potere e la Russia deve smettere di sostenerlo. Ma Lavrov gli ha risposto a tono condannando l’appoggio di Washington all’oppositore Juan Guaidó.

Russia e Usa si dicono però pronti a riprendere il dialogo sul disarmo e sulla questione nucleare nordcoreana. Dopo il tracollo del Trattato Inf che vieta i missili nucleari a breve gittata, Lavrov si è detto ottimista sull’estensione del Trattato New Start che limita le armi di distruzione di massa e che scade tra un anno e mezzo.

Notizia e foto tratte da La Stampa
© Riproduzione riservata
15/05/2019 14:25:45


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